In carcere

Il tatuaggio siberiano in carcere – Racconto

Anche se il tatuaggio siberiano per sua tradizione non può essere identificato come specifica tradizione che appartiene alla realtà carceraria, quell’ultima ha condizionato fortemente la sua evoluzione, soprattutto negli ultimi cent’anni, periodo in cui la Russia ha subito una serie di cambiamenti politico-sociali, che hanno lasciato una forte impronta sulle vecchie culture, molte delle quali di conseguenza sono scomparse, oppure hanno subito una trasformazione radicale, fino alla totale perdita della loro origine.

Per eseguire un tatuaggio in carcere alla preparazione dell’attrezzatura lavora un gruppo di carcerati che di solito sostengono il tatuatore. Sostenere un tatuatore è un buon affare, perché un tatuaggio va sempre pagato con qualcosa e il tatuatore divide sempre la sua paga con chi lo ha aiutato nella realizzazione, quindi per alcuni è un modo per essere utili e rimediare una ricompensa. Per realizzare un tatuaggio in carcere il tatuatore ha bisogno di avere un ago con il quale incidere la pelle, l’inchiostro che deve iniettare sotto la pelle, della carta pulita per realizzare il disegno da applicare, un aiuto per preparare l’applicazione del disegno sulla pelle, un aiuto per pulire i residui del sangue e dell’inchiostro mentre esegue il tatuaggio, un aiuto per organizzare una luce decente per illuminare il posto di lavoro. La maggior parte di questi lavori vengono fatti dai detenuti che sostengono il tatuatore.

Gli aghi si fanno usando le corde di ferro della chitarra, che vengono fatte entrare in modo illegale nella cella attraverso la posta illegale carceraria che si chiama “via” oppure nascondendole dentro i pacchi che arrivano da casa. Gli aghi si fanno tagliando la corda a piccoli pezzi lunghi non più di tre centimetri, il taglio si esegue con il fuoco ossigenato, che si crea usando i fiammiferi e un tubicino di carta arrotolata, molto sottile e bagnato abbondantemente, così che il fuoco non lo brucia. Una persona con il fiammifero acceso tra le mani e il tubicino stretto tra i denti, portandolo molto vicino alla fiamma, quasi immergendolo dentro, soffia più lungo possibile con tutta la sua forza. A quel punto fiamma diventa potente, come quella di una saldatrice a gas, e un’altra persona mette sotto questa fiamma la corda che tira da due parti con le mani, quando il metallo diventa morbido, lui stacca un pezzo formando una punta perfetta, perché staccandosi, la corda si allunga fino a diventare talmente sottile che somiglia ad un ago. Con una quarantina di simili aghi è possibile eseguire attorno ai dieci tatuaggi di media grandezza.

Gli aghi tagliati vanno uniti insieme formando diversi tipi di punte, che possono avere o la forma lineare, o di doppia linea oppure quella rotonda per cui se è la punta più piccola di solito si usano dieci aghi, per quella più grande ottanta o cento. Per unirli si usa il filo strappato da qualche tessuto, con cui gli aghi vengono avvolti e intrecciati in un modo particolare, così che restano fermi e attaccati uno all’altro, come se fossero saldati. Poi la legatura di filo si rafforza con una colla che si fa masticando il pane. Con quella si passa sopra il filo e si lascia ad asciugare per qualche giorno in un posto caldo, di solito vicino al termosifone o al tubo del riscaldamento. La colla diventa dura come la pietra e gli aghi in questo modo restano ben saldi. Dopo questi aghi vanno inseriti da una parte dentro una bacchetta di legno fatta apposta, oppure se non si trova il legno, dentro il telaio di una biro, prima imbottito di piccoli pezzi di carta, che compressati, tengono saldi gli aghi alla biro.

In carcere è quasi impossibile trovare i fogli di carta per il disegno, per procurarli di solito si provvede a togliere le stampe d’inchiostro dai giornali. È un lavoro difficile e richiede una buona manualità e pazienza, bisogna bagnare poco l’indice e con quello passare leggermente più volte sulla carta di giornale, senza strapparla o bagnarla troppo, in questo modo l’inchiostro sparisce quasi, lasciando il foglio pulito, adatto per un disegno. Disegnare su questa carta è molto difficile, perché non è adatta ai tratti forti ed è quasi impossibile cancellare la traccia, per ciò il tatuatore deve cercare di tracciare da subito un’immagine perfetta. Si disegna l’immagine con una matita morbida, grassa. Dopo, sulle tracce della matita, dall’altra parte del foglio si passa con una biro, lasciando l’impronta più grassa possibile. In questo modo si prepara il calco del disegno pronto per essere trasportato direttamente sulla pelle della persona che va tatuata.

Per trasferire le tracce della biro sul corpo umano si prepara un liquido con acqua e sapone, se ne spalma sulla pelle uno strato molto leggero, deve essere leggermente appiccicoso e non tanto umido. Poi subito si appiccica il disegno e si aspetta qualche minuto, finché l’umidità della pelle insaponata assorbe l’inchiostro della biro dalla carta, poi si stacca il foglio dalla pelle, si aspetta ancora un po’ per farla asciugare, poi si passa con uno straccio, tamponando piano, per portare via dalla pelle i residui del sapone, altrimenti nel processo di tatuaggio entrerebbe nella ferita causando fastidio, provocando un prurito e a volte anche bruciore.

L’inchiostro per il tatuaggio viene preparato bruciando le suole di gomma delle ciabatte o delle scarpe, l’importante è che la gomma sia vera, non di plastica. Spesso si usano anche pezzi di pneumatici da bicicletta, che vengono spediti in carcere dagli amici in libertà, tagliandoli a cubetti e nascondendoli dentro i barattoli di marmellata, la marmellata viene mangiata e i pezzi di gomma vengono estratti, lavati e usati. La gomma viene bruciata a pochi centimetri sotto uno specchio o un pezzo di vetro, un bicchiere di ferro, una qualsiasi superficie liscia, ignifuga e impermeabile. Dopo la bruciatura sulla superficie rimane attaccato uno strato di resina, che viene raccolta con un pezzo di carta (oppure una lametta, se il gruppo possiede un tale tesoro proibito), va poi mischiata con l’acqua o con la saliva, cosi da crea inchiostri di densità diversa. Il più pregiato è il nero non diluito, che sembra lucido da scarpe, denso e forte, e lascia sulla pelle una traccia molto potente, segnata dal forte pigmento.

Quando si esegue tatuaggio, si usano tre stracci con i quali il tatuatore pulisce la ferita dai residui di sangue e inchiostro. Uno lo tiene tra le mani il tatuatore mentre esegue il suo lavoro, quando è troppo sporco, lo consegna al ragazzo che lava gli stracci e subito ne prende un altro dal ragazzo che sta sempre pronto vicino al tatuatore.

Per avere più luce i ragazzi usano un sistema di specchi che porta la luce del sole dalla finestra al punto dove si tatua, usando spesso qualche pentola lucidata se c’è in cella, oppure la carta stagnola dai pacchetti delle sigarette, unita in grandi fogli e incollata ai fogli del giornali. Di solito non ci sono mai abbastanza pentole, quindi si usano tutti i sistemi che hanno a disposizione.

Subito dopo l’esecuzione di un tatuaggio, la persona tatuata lascia al tatuatore e ai suoi aiutanti una serie di doni, una sorta di paga. Possano essere qualche pacco di tè, una o più stecche di sigarette, sempre dolci in abbondanza, caramelle, zucchero, miele, marmellata (in carcere carenza di zuccheri è altissima e ogni prodotto del genere è prezioso), se li ha può dare anche soldi. Il tatuatore di solito divide tutto tra suoi aiutanti, non esiste una regola precisa, ma il tatuatore prende circa il cinquanta percento, l’altra metà se la spartiscono i suoi aiutanti.

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